cielo stellato con pitture psichedeliche

Ne avrai sentito parlare, vengono chiamati funghi sacri, allucinogeni, psichedelici o psilocibinici (in riferimento alla sostanza contenuta in essi, la psilocibina). Probabilmente ne hai letto in rete, oppure te ne sarai accorto gironzolando per la città di Amsterdam, osservandoli esposti e venduti negli smartshop. La maggior parte degli avventori usa questi particolari funghi per ottenere un po’ di “sballo”, per vedere luci caleidoscopiche, frattali, avere visioni distorte. Come un vero stupefacente che si rispetti, insomma, che ti stordisce e ti dona un po’ di euforia.

In pochi ti diranno, invece, che i funghi magici sono qualcosa di incredibilmente potente, complesso e da prendere con estrema serietà.

Da un bel po’ di anni, la medicina e le ricerche scientifiche, infatti, stanno indirizzando l’attenzione sui particolari effetti dei funghi, aprendo un filone di studi su questi composti allucinogeni. La prospettiva è quella che in futuro possano essere usati, congiuntamente a un supporto terapeutico, per curare depressione, dipendenze, ansia e disturbi della personalità. E i risultati sembrano essere sbalorditivi. Sulle sostante psichedeliche, come LSD, funghi e DMT, ne ha scandagliato la storia e le sorti il libro Come cambiare la tua mente ad opera di Michael Pollan, uno dei miei scrittori preferiti (da leggere possibilmente senza aver fumato nulla).

E’ stata questa lettura di questo libro a scatenare in me la forte curiosità su questo aspetto oscuro e magico di alimenti naturali che, storicamente, l’uomo ha sempre consumato all’interno di rituali e cerimonie, alla presenza di santoni o sciamani.

Quasi tutte le culture sulla Terra fanno o hanno fatto uso di qualche pianta per modificare i contenuti della mente, non importa se al fine di guarire, per abitudine o come pratica spirituale. Parlando nello specifico di allucinogeni, abbiamo testimonianze numerose del loro uso da lungo tempo: individui di diverse comunità hanno fatto uso di piante e funghi capaci di alterare drasticamente la coscienza, servendosene sia come strumenti per guarire la mente e per facilitare i riti di passaggio, sia come mezzo per comunicare con domini soprannaturali o mondi degli spiriti.

Diario di un viaggio

Il mio primo viaggio con i funghi magici è avvenuto in maniera diversa rispetto a ciò che avevo previsto nel mio piano di organizzazione “pre-partenza”. Di fatto, avrei voluto viaggiare nella mia mente con una persona professionale in grado di prestarmi assistenza ed evitare così spiacevoli reazioni emotive. Così ho chiamato il mio caro Alberto, medico e psicoterapeuta di lungo corso.

Sfortunatamente, da subito si sono palesati due grossi problemi nello scegliere un medico come “assistente di viaggio”: innanzitutto pochissimi psicoterapeuti in Italia hanno sentito parlare di sostante allucinogene, ancora meno le hanno provate e ancora meno hanno assistito propri pazienti con queste metodiche alternative, che ricordano tanto il movimento hippy.

Il secondo grande problema era di natura pratica: considerando che un viaggio può durare anche 5 o 6 ore, difficilmente un professionista potrà restare nella stessa stanza con te per tutto questo tempo. Come da insistenti suggerimenti da parte degli psiconauti, ossia persone che praticano viaggi nella mente, non volevo incastrare l’esperienza psichedelica all’interno della quotidianità ma riservarmi un giorno tutto per me, senza incombenze o faccende da sbrigare. In virtù di questa mia intenzione, abbandonai l’idea di Alberto e del lettino da studio.

L’opportunità si presentò in seguito, quando mi son trovato ospite di un mio amico che aveva già fatto un viaggio di questo tipo e si rese disponibile ad assistermi. Il terrazzo di casa sua era grande, nessuno avrebbe potuto disturbarci e sopra c’era un meraviglioso cielo stellato. Situazione invitante in definitiva, mancavano solo due donne caraibiche a sventolare su di me una foglia di palma.

Il mio amico Vincenzo, detto Vinz, è colui che tutte le mamme definirebbero senza tante remore “un drogato”. Forse non avrebbero neanche tutti i torti ma scelsi lui perché è una persona con un grande cuore, nascosto da una presenza scenica imponente che ricorda vagamente il Mangiafoco di Pinocchio.

Dalla comoda e accogliente sala del mio psicoterapeuta, che i miei piani avevano immaginato come luogo del mio primo viaggio psichedelico, nulla mi avrebbe fatto pensare di trovarmi alle sei in mezzo a un campo di battaglia con a terra cibo industriale, bevande, acqua, vestiti, peli di gatto e vomito.

Iniziano le danze

Era un giorno festivo e la sera decidemmo di andare fuori città per un concerto metal di una band il cui leader urlava di continuo, manco stesse perdendo l’ultimo treno della notte. I ragazzi sotto al palco probabilmente erano in orario con i cambi treni perché li vedevo spingersi e ridere, si divertivano “pogando”. Io e Vinz non avevamo nulla in programma, sapevamo solo che prima o poi, nelle successive ore o successivi giorni, avremmo dovuto ingerire qualche fungo particolare.

Avevamo assaggiato mezzo gambo di fungo per testarne la potenza. Su di me, quella piccola porzione che gli aztechi chiamavano “carne di Dio”, non sortì nessun effetto. Vinz invece cominciò a divertirsi con dei giochi di luce durante il viaggio di ritorno in auto. Abbiamo recensito le gallerie autostradali in base all’illuminazione interna, ci venne in mente anche di creare un Trip Advisor dedicato alle gallerie autostradali (“Bella ma non ci ripasserei”, “Consigliata, fossero tutte come questa!”)

Insomma un gioco divertente, anche se non rientrava propriamente tra i consigli di Autostrade Spa per la guida sicura.

Arrivati a casa, io non feci tante cerimonie e arrivai al punto: volevo fare il primo viaggio psichedelico della vita, volevo partire, quindi mi precipitai sui funghetti. Aiutandomi con l’acqua, feci una piccola scorpacciata ingerendone una dose alta, quelli che alcuni viaggiatori esperti chiamano la “dose spirituale”.

Adesso non dovevo fare altro che attendere.

Il mondo, questo sconosciuto

Dopo una breve chiacchierata con Vinz, mi poggiai sul lettino con una tshirt a bendarmi gli occhi e una musica in sottofondo. Ero in attesa che qualcosa potesse accadere.

Incoraggiai me stesso a sognare con gli occhi chiusi: pensai a luoghi in cui sono stato, volevo ripercorrerli come se avessi lasciato qualcosa in sospeso. Qualche effetto stava salendo ma non ne ero tanto sicuro, volevo in qualche modo essere io l’artefice del mio viaggio, volevo indirizzare l’esperienza. Ma nulla di quello che auspicavo si verificò.

Con la mente mi ritrovai in una località toscana con cui ho passato del tempo a scrivere un libro molti anni fa, cercando di indagare qualcosa. Il tentativo fu vano perché qualcosa accadde: una sorta di fluido indefinibile mi spostò, cancellò nel giro di pochi secondi la mia permanenza in quel luogo. Aprii gli occhi un po’ spaventato, guardando la luna scoprii che aveva tre riflessi colorati e attorno un’aura. “Ecco – dissi tra me e me – qualcosa sta succedendo, fino a poco fa quella luna era diversa”.

Vinz si avvicinava a me ogni dieci minuti, mi parlava postponendo un “perdonami se ti rompo il cazzo, ma devo accertarmi che tu stai bene”. Pochi minuti dopo non ci chiedevamo “come va?”, la domanda che sorgeva più spontanea era “dove sei?”.

Non avevo più nessun potere, ero partito e dovevo solo arredermi a quello che mi sarebbe capitato. Ho toccato tutte i miei affetti personali e ho fatto una visita di cortesia a tutte le persone importanti della mia vita, a partire dai componenti della mia famiglia. Tutto era diventato etereo e io mi stavo scollando dal mio corpo. Difficile da descrivere con il bagaglio linguistico a disposizione: era come se l’ego, inteso come costruzione sociale dell’identità, stesse per svanire.

Era la prima volta che provavo una sensazione simile, tale fu l’intensità che generò un trambusto deprimente dentro di me. Incominciai, alternativamente, a ridere e poi a piangere. La tshirt che prima portavo sui miei occhi ora serviva a tamponarmi il viso.

La finestra aperta sull’inconscio

“Vinz, io e te… perché ci conosciamo?”. Feci questa domanda così cretina, da un punto di vista logico, per un motivo semplice: mi stavo allontanando dalla realtà, i fatti indiscussi e i dati certi del mio presente (nomi di persone, indirizzi, conoscenze, numero del bancomat) stavano perdendo sempre più importanza ai miei occhi, che nel frattempo avevano deciso di rimanere aperti. Si era aperta una finestra e stavo scrutando senza permesso nel mio inconscio.

Vinz, per combattere la stanchezza o forse perché la testa non gli consigliava il meglio, decise di mangiare qualche funghetto mentre mi assisteva. Mai scelta fu più azzardata. Tempo dopo, mentre vagavo per la stanze con le mie bassissime difese e la mia voce flebile da bambino che ha subìto un trauma, chiesi “come è possibile una cosa del genere? Io non posso crederci”, Vinz mi confessò di aver fatto una cazzata e rispose alla mia domanda esistenziale dicendo “Sì, è qualcosa di clamoroso, li abbiamo sottovalutati [i funghi]”.

“E’ qualcosa di incredibile, non posso crederci”. Credo di aver ripetuto questa frase una decina di volte come un ebete vagante per la casa.

Mentre planavo sull’altro mondo, spoglio della mia identità con la visione azzerata di tutte le sovrastrutture create dall’uomo, vidi Vinz con la bava alla bocca che si dimenava. Non sono in un film di Tarantino, non voglio credere che stia morendo. Vinz aveva digerito male i funghi e stava per affogare nel suo vomito (questo particolare farò bene a tenerlo nascosto al pubblico ministero).

Accertato che le nostre vite fossero ancora intatte, malgrado non possa dire lo stesso della nostra dignità e lucidità, tornai a stendermi sul letto. Per la prima volta nella mia vita sperimentai un attacco di panico di circa due minuti. Fu brutto. Al mio flebile e spaventato “Vinz, ho paura”, vidi avvicinarsi a me un omone completamente nudo, per fortuna non in erezione, intento a tranquillizzarmi tenendomi le mani. Dopo poco sopraggiunse la calma, almeno in apparenza.

Ho solo avuto paura di morire. Forse tutti, prima o poi, dobbiamo provare questa paura. Una sola volta basta e avanza direi. Forse mi mancava come esperienza ed era giusto farmelo capire.

Sono spacciato, e adesso?

La mia mente si stava resettando alle impostazioni di fabbrica. Tutto stava perdendo senso: le acquisizioni ottenute dall’uomo nei secoli, le innovazioni, le costruzioni sociali e culturali, i rapporti, gli affetti, tutto aveva perso di valore ai miei occhi. Era come se tutto ciò che appartenesse alla mia vita stesse facendo un passo indietro fino al momento in cui è stata concepita. Un’illuminazione agnostica: vedevo tutto nella sua forma originaria e non c’era un Dio. Non riuscivo a intravedere un significato nella famiglia, nell’amore e nella vita stessa. Stavo sperimentando una solitudine cosmica e mi sentivo solo. Ero spacciato?

Questa privazione di senso mi mise tristezza, una depressione ultraterrena pervase la mia mente. Sono io che devo dare un valore a tutto ciò? E se poi anche i miei valori non avessero un senso? Sono o non sono completamente fottuto?

Decisi, così, che questo viaggio doveva finire, forse avevo visto qualcosa a cui non ero pronto. Stavo mettendo in discussione tutto, dall’universo a tutto ciò che l’uomo ha creato a partire dalla sua comparsa sulla Terra. “Vinz per favore basta, voglio finirla, fammi uscire”. Inspiegabilmente mi trovai all’interno di una scena che credo ricorderò per gli anni a venire: Vinz nudo nella vasca, intenzionato a lavarsi dal suo vomito, che mi teneva la mano.

“Mi arrendo, ho capito tutto, ora però fatemi uscire” farfugliai qualcosa del genere mentre alzavo le mani al cielo poco prima di bere bevande zuccherate per velocizzare l’uscita.

In base alla mia interazione parzialmente lucida con Vinz, compresi di aver avuto sempre paura di essere abbandonato, da mia madre, da mio padre, dalle mie donne, dai miei amici. Possibile che serviva un cazzo di fungo, e un amico che si vomita addosso, per farmelo capire?

Tutto sommato, nessuno di noi vorrebbe sentirsi abbandonato o morire ma dobbiamo accettarne almeno l’idea. L’abbandono e il buio sono cose poco sostenibili per tutti. Mentre si affacciava questa paura, guardai le mie mani diventare più scure. Quasi nere, come la pelle di un migrante che per sta per attraversare il mare per poter ridare un senso alla sua vita.

Mandai un messaggio alla persona con cui ho avuto la prima storia d’amore, una donna che ora ha due figli (nessuno credo sia mio). Le scrissi “voglio solo continuare a vivere per poter raccontare a qualcuno quello che è successo”.

Uscita dal viaggio

Sono le 5 del mattino e il viaggio era nella sua fase calante, stavo tornando, alleluia. Riprese gradualmente l’ancoraggio alla realtà, tutto ciò che prima sembrava un gioco senza senso ora, lentamente, sembrava avere un briciolo di significato. Dopo il reset completo della mia mente, ora, come se fossi un bambino, stavo rinascendo. Guardavo tutte le cose attorno a me come se fosse la prima volta.

Innanzitutto, come si cammina? Misi due piedi per terra, capii dopo due secondi di avere dei piedi. Notai una piccola crosta su un piede, dopo due secondi capii che mi ero grattato giorni prima. Andai con le mie nuove gambe fuori il balcone, notai i palazzi ma prima di capire cosa realmente fossero (oggetti che alcuni individui hanno costruito) ho impiegato due secondi.

Ero mezzo nudo, in piedi con una coperta addosso e mi facevo scrupolo che qualcuno potesse vedermi, pensai: “e se una signora dovreb.. dovess.. avesse dovuto..” misi più di due secondi per capire di avere un linguaggio che prevedeva la coniugazione (anche questa, manco a dirla, è un’invenzione dell’uomo, sconosciuta a qualche ministro). Con stupore primordiale guardai tutte le cose nuove. Era una sensazione di benessere unica e irripetibile. Ho visto le cose nella propria essenza e ora ne sto godendo come se fossero apparse per la prima volta davanti ai miei occhi.

Pensai che tutti i litigi che ho avuto con le persone e gli attriti che attualmente ho con alcuni conoscenti, non impedivano di volergli del bene. Tutto diventò più chiaro ed entrai in comunione col mondo, allargai le braccia per tenderle verso tutte le persone a cui non ho espresso serenamente il mio amore. Sapevo che era un po’ approssimativo come gesto, ma contavo di migliorare per il futuro.

Ricordai improvvisamente che mi piacevano i gatti e mi piacevano anche le piante. Per i funghi mi riservavo un discorso a parte.

Mentre tutta la potenza magica si affievoliva, io non riuscivo a prendere sonno, lo avrei fatto solo più tardi alle otto di mattina. Provavo continuamente a chiedermi cosa mi fosse successo mentre assaporavo un’alba indimenticabile quanto unica.

Conoscenza senza confini

Mentre scrivo mi chiedo cosa possa avermi insegnato il vedere le cose in quel modo, era la mia mente o era qualcosa di esterno? Qualunque fosse la natura di quello stato, forse il cielo mi ha comunicato che non dovremmo mai prenderci troppo sul serio? Dovremmo fare più affidamento sugli uomini dato che ora nessun Dio in cielo potrà più aiutarci?

Ho adoperando un cannocchiale che ha permesso di vedere in profondità, ho constatato che tutto ha poco valore, dalle teorie filosofiche all’unione matrimoniale, cosa dovremmo fare allora per stare meglio insieme? Essendo la mia coscienza, probabilmente non ho accresciuto la mia conoscenza nozionistica del mondo, ma è probabile che abbia conosciuto meglio me stesso.

In conclusione, esprimere con parole la vera natura di un’esperienza del genere è alquanto complicato, se non addirittura impossibile. Ho provato a descriverne solo i diversi aspetti illuminanti, contorti o sacri, ma ciò che realmente si prova sono sensazioni che vanno ben oltre la nostra capacità d’espressione orale.

Mi prenderò un po’ di tempo per indagare meglio su tutto il casino che è successo. Tecnicamente, qualcuno direbbe che ho vissuto un “bad trip” con evidenti effetti spiacevoli. Ciò è vero ma personalmente non mi sento di rinnegare nulla di quel che è accaduto. Mi piace pensare che i funghi non vengano usati per donarci le sensazioni che cerchiamo ma per donarci le sensazioni che ci servono. In futuro la psicologia, e la medicina, avranno ampi spazi per imparare a usare gli strumenti che la natura ci mette a disposizione da secoli.

Per il momento, un abbraccio sommesso.

AGGIORNAMENTO: alla luce di questa esperienza, so bene di non essere affatto un buon esempio sul modo in cui si usano le sostanze psichedeliche. Tuttavia ho scritto qualcosa sulle precauzioni da prendere prima del viaggio con psichedelici e come questi possano essere un valido aiuto psicologico.

Peace

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