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Psicologia

Sulle nostre paure e su come affrontarle

7 Agosto 2018
ragazzo che su una montagna ha paura dell'altezza

Prendi un bambino, di pochi anni, che viene lasciato un mese da una zia che conosce appena, mentre i suoi genitori sono in viaggio. Indifeso e piccolo, reagisce violentemente, credendo di aver perso i suoi genitori. Si sente rifiutato e abbandonato e già da quel momento decide che il rifiuto e l’abbandono sono qualcosa di intollerabile da sopportare, e continua a temere che la situazione si ripresenti. Nel corso della vita, la sua paura finisce per provocare sempre situazioni di rifiuto o abbandono con le persone a lui care.

Le paure hanno un cuore antico

La decisione che ha preso da giovane continuerà a risuonare e a tormentarlo finché non riuscirà a scoprire, accettare e domare questa sua paura, che come tutte le nostre paure, ha origini antiche. Le paure sono talmente sottili che diventano sempre più grandi, assumendo proporzioni enormi, e si infiltrano gradualmente nelle persone fino a diventare fobie.

Spesso le paure sono legate indissolubilmente a un trauma o una ferita che abbiamo provato in tenera età. La reazione antica, che un tempo è stato un ottimo meccanismo di difesa, si ripresenta ogniqualvolta si pone dinanzi a noi una situazione simile, ad esempio l’abbandono da parte di persone care.

Vi è una gran quantità di paure e fobie: paura del buio, dei ponti, degli ascensori, paura di arrossire, di ingrassare, di rimanere senza soldi, di parlare in pubblico, dei ragni, dei microbi, dell’aereo e, dalle notizie degli ultimi giorni, paura dei vaccini.

Ma vi sono paure anche più sottili: quella di non essere all’altezza della situazione, paura di ferire qualcuno o di venire feriti, paura di essere lasciati o abbandonati, paura di essere criticati, rifiutati, umiliati… e via discorrendo nei meandri più profondi della mente, perché, come dicevano i miei nonni, “Il cervello è una sfoglia di cipolla”.

E’ chiaro che se i nostri genitori, o chi ne ha fatto le veci, erano pieni di paure, noi dovremo compiere uno sforzo maggiore per affrontarle. Ricorda sempre che non sono i nostri genitori a infondercele, quindi inizia ad abbassare quella mano che cerca il colpevole: alcune cose capitano ma riguardano il passato, noi adesso viviamo un tempo diverso. Cioè ora, adesso.

Accetta di avere paura

Le paure spesso si accentuano in concomitanza di cambiamenti cruciali o comunque importanti nel corso della nostra vita, il cui ordine varia da persona a persona: nascita di un fratellino o di una sorellina, o allontanamento da lui/lei, inizio della scuola, adolescenza, matrimonio, nascita dei figli, trasloco o cambio lavoro, divorzio oppure morte di una persona cara. Talvolta anche la delusione per l’ultimo album della nostra rockstar preferita.

Il primo passo per far sì che queste maledette paure non siano più una ferita aperta, consiste innanzitutto nell’accettare di averle, nell’accoglierle, ricordando che un giorno imparerai a non credere più a quei pericoli inesistenti. In un secondo momento, nulla di impedisce di iniziare a compiere un’azione come se quella paura ci fosse sconosciuta. Si tratta di cominciare dalle piccole vittorie quotidiane: se hai paura dell’alta quota ti avventurerai in montagna, se temi gli animali li avvicinerai, scegliendo, per cominciare, un animale di piccola taglia. Se sei timido con le ragazze, avvicinerai una sconosciuta chiedendole l’ora o un’informazione.

Per quanto piccole siano, le vittoria meritano di essere valorizzate.

La paura è una questione irrazionale, e cercare di vincerla con la ragione non porta mai a nulla, oltre a non rappresentare una soluzione a lungo termine. Il metodo più efficace resto quello dell’accettazione seguito dall’azione, quindi dai gesti mirati.

L’impiegato che teme il suo datore di lavoro ma vorrebbe chiedere un aumento non otterrà mai nulla se resta seduto dietro la sua scrivania. L’ideale sarà quindi di andare a bussare alla porta del titolare, entrare nel suo ufficio e spiegare la ragione della propria visita, avendo cura di esprimergli anche il proprio timore e il proprio orgoglio per aver trovato il coraggio di passare all’azione.

Non pensare che gli altri ti crederanno debole se ammetti di avere paura: per riuscirci, al contrario, occorrono umiltà, coraggio e forza interiore. Esprimere una paura ci aiuta ad accettarla meglio, e sarà più facile tenerla a bada. Le persone che vivono continuamente nella paura sembrano sempre tormentate e ossessionate da qualcosa nella loro mente. Tentare di sfuggire da quei tormenti con l’alcool, con la droga, o stordendosi in altri modi, non è di sicuro la risposta, anzi, impedisce di affrontarla.

Se vivi nella paura continuerai a sbagliare

Un aspetto negativo della paura è che ci fa prendere decisioni sbagliate. La paura diventa una guida soltanto se rimani all’erta e cerchi di comprendere il motivo della sua presenza. Ad esempio, se qualcuno ti invita a una serata in compagnia che non ti interessa, e accetti soltanto per paura di dare un dispiacere ai tuoi amici, prendi una decisione sbagliata. Se sei invitato a una riunione ma decidi di restare a casa perché ti fa paura l’idea di tornare la sera al buio da solo, ecco un’altra pessima decisione.

Capisci che dunque diventa importante affrontare questa nube tossica, decidere di stare più all’erta per scoprire queste paure e dominarle. Datti il permesso di aver creduto a queste paure, accetta che un tempo ti sono state utili per difenderti, e decidi con cosa desideri sostituirle: non ti resta che passare all’azione, e per farlo puoi iniziare con il chiederti “Qual è la peggior cosa che potrebbe capitarmi se… E se ciò dovesse davvero succedere, sarei in grado di affrontarlo?”

Scegli una delle tue paure (iniziando dalla più piccola) e concediti di averla creata e di viverla per il momento. Visualizza come sarebbe la tua vita senza questa paura. Intraprendi un’azione per farvi fronte.

Dovrebbe andarti bene ma se non sarà così pago io da bere. Peace.

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