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Cultura Psicologia

Lascia che tuo figlio attraversi il conflitto e il litigio

30 Giugno 2018
Due bambini che liberamente litigano e giocano

Anche in situazioni di assoluta sobrietà, ho sempre pensato che i genitori dovrebbero concedere ai propri figli lo spazio e la libertà di capire da soli il linguaggio delle interazioni, senza regola tra coetanei. I figli dovrebbero risolvere le difficoltà sociali da soli: litigi, baruffe, conflitti e musi lunghi sono, nonostante i pianti e la rottura di cazzo che provocano, preziose occasioni di crescita. I conflitti sociali e le liti sono, insomma, della ottime opportunità da valutare e non emergenze da gestire, come potrebbe pensare la maggior parte dei genitori ansiosi.

Non intervenire sempre

Ho visto ieri un padre che, nel grande parco della mia città, interveniva al primo segno di discordia tra il figlio piccolo e gli amichetti. Se continua a fare così, ho pensato, priverà tutti i bambini delle lezioni che potrebbero imparare.

Dai racconti dei miei zii ho appreso che un tempo i bambini giocavano per conto proprio, lontano dagli occhi dei genitori, ed erano liberi di apprendere le dinamiche sociali senza l’interferenza degli adulti. Ora non più così. Se il bambino rompiscatole che tira la sabbia in faccia agli altri viene portato via mentre sta litigando, non imparerà mai a venire a patti con la sua rabbia e meno che mai con la rabbia del bambino che aveva preso come bersaglio. Tra l’altro, non vedrà mai la rottura di coglioni e il tumulto che ha provocato. Dovrebbe invece rendersi conto fino in fondo di avere fallito in un’interazione sociale e starsene lì tra gli altri con confusi sentimenti di colpa.

L’oggetto della sua ostilità, il bambino bersaglio, gli invierebbe il messaggio “stronzo che non sei altro, non ci si comporta così”. Alla fine, il conflitto verrebbe risolto e i due bambini, sanata la piccola frattura, si sentirebbero più intimi e saggi per avere superato la lite. Certo, gettare sabbia addosso agli altri significa non saper comunicare in maniera efficace, ma quando intervengono gli adulti, le lezioni pratiche di dinamica sociale infantile non vengono trasmesse e non hanno il giusto effetto sul bambino che ha sbagliato.

I danni dell’iperprotettività sui bambini

Andrea Nair, psicoterapeuta americana, spiega con chiarezza che “il costo dell’iperprotettività è che il bambino non sviluppa le capacità di reagire, far sentire le sue ragioni o togliersi dai piedi. Se a un bambino si insegna che un adulto interverrà subito in suo favore, salvandolo da qualunque situazione difficile, lui continuerà ad aspettarsi che questo succeda e non cercherà soluzioni per cavarsela da solo. Non apprenderà nemmeno le preziose abilità comunicative che è necessario mostrare nel teso ed emotivo contesto di una lite”.

Sfortunatamente molte scuole sorvegliano così strettamente la ricreazione e le dinamiche sociali dei bambini, che questi non hanno nè l’opportunità nè la libertà di condurre i piccoli drammi che scoppiano, dalla brutta parola fino alle logiche (o a volte illogiche) conclusioni. Questa politica miope impedisce il gioco libero senza interferenze nè controlli, fa si che i ragazzi abbiano meno occasioni di elaborare le lezioni apprese a scuola e non sfoghino tutta l’energia fisica ed emozionale accumulata durante il giorno. Dopo la scuola, quando il bambino, privato della libertà della ricreazione senza interferenze, torna a casa, non viene spedito in cortile dai genitori perché si arrangi per conto suo fino a ora di cena, ma è costretto a far la spola tra attività organizzate e lezioni ordinate, ed è invitato a reprimere il suo bisogno di schermaglie e giochi non strutturati con i fratelli.

L’esempio delle scuole neozelandesi

Alcune scuole neozelandesi hanno ascoltato i ricercatori e suonato l’adunata. Nell’ambito di uno studio condotto dalla University of TTechnology di Auckland, otto scuole elementari hanno accettato di eliminare le regole della ricreazione, allentare il controllo e smettere di intervenire negli intervalli ricreativi dei bambini. La conseguenza è stata che tali scuole hanno registrato una riduzione del bullismo, una minore violazione delle regole, una diminuzione del bisogno di supervisione degli adulti e un miglioramento dell’attenzione e del comportamento durante le lezioni. 

Questa lezione insegna come puoi allentare la presa sui tuoi figli, se vuoi che crescano sani dal punta di vista emozionale, non dei bambocci imbranati e ansiosi. Come suggerisce anche la narrazione dell’episodio di Black Mirror diretto da Jodie Foster, il clima di controllo che un genitore crea può essere più deleterio di una partita a carte con dei narcotrafficanti.

L’iperprotettività condiziona fortemente la vita del tuo bambino, condannato a crescere impreparato ai “fatti della vita”. Se intervieni e ti “sostituisci” a lui nella risoluzione dei problemi (“Non ti preoccupare, te lo faccio io”) tuo figlio crescerà con l’idea di non essere in grado da solo di risolvere i problemi. Più questa idea verrà rafforzata più si incrosterà nella sua mente, e ti assicuro che non esiste anticalcare in grado di risolvere subito la cosa.

Prova invece a fare come nelle scuole neozelandesi, non interferire di continuo. Se tuo figlio ha bisogno di superare un problema non prendere il suo posto nella vita ma stagli semplicemente accanto (“ok, facciamolo insieme”).

Peace

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