una coppia abbracciata che ride

Prima di addentrarti in questa lettura potresti legittimamente obiettare “perché dovrei leggere le condizioni per stare insieme su una pagina di un blog anonimo scritte da una persona che ha avuto solo relazioni con donne di facili costumi e con probabili disturbi della personalità?”

A pensarci bene, probabilmente non dovresti. Sarebbe meglio prendersi una birra con un amico o vedere della nuova serie spagnola su Netflix. Facendo ciò ti perderesti però un paio di riflessioni sulle relazioni che mi son venute in mente intervistando alcune coppiette, a partire dai miei genitori fino agli scambisti nel parcheggio lo stadio. Mal che vada, puoi giocarti queste riflessioni come argomento di conversazione con la tua vicina.

Oltre a fare il guardone diurno, ho letto un mucchio di libri di psicologia, nel tentavivo di capire se potesse realmente esistere un denominatore comune per coloro che potremmo definire coppia serena e unita nel tempo.

Sfortunatamente, credo non esista una solida verità sulla questione, le variabili per cui due persone riescano a stare bene insieme sono così numerose che farei prima a scrivere un nuovo testo sacro per fondare una religione. Ho capito qualcosa di inaspettato però. Qualcosa di amaro che poche commedie americane a lieto fieno potranno mai raccontarci.

Innanzitutto, con buona pace per tutto l’incanto del romanticismo, possiamo affermare con una certa serenità che purtroppo non esiste il principe azzurro e non esiste la dea dei sogni. Neanche se la si cerca in lungo e in largo per tutte le strade della Terra. In nessun anfratto del globo sarà possibile individuare la perfetta dolce metà. Tempo fa, dopo aver ricevuto minacce di suicidio in caso di rottura della coppia, ho scritto sulle estreme conseguenze di questo valore educativo romantico. Ti assicuro che è una situazione che non capita solo alle guardie giurate.

Idealizzare non porta a nulla

Tutti noi desideriamo la perfezione, il benessere e l’estasi (o le droghe, in caso le volessimo tutte in un sol colpo). Di volta in volta proiettiamo desideri idealizzando qualcuno, un amante, un insegnante, un genitore o una conoscenza su Tinder che si trova a 50km di distanza. Di solito queste fantasie svaniscono abbastanza velocemente quando incontriamo la realtà, ossia una persona fatta anche di limiti e debolezze.

L’idealizzazione è tipica di molti romanzi. Negli Harmony, gli innamorati si guardano l’un l’altro con le lenti più rosee e i cuori si librano con improbabili speranze. Si sentono come se avessero scoperto il più grande amore di tutti i tempi, e potrebbero essere colpiti da un profondo senso del destino nell’aver finalmente trovato la loro vera anima gemella. Per la maggior parte delle coppie, questa conflagrazione romantica comincia a calmarsi dopo un breve periodo di tempo, le proiezioni idealizzate vengono soppiantate dall’esperienza reale con l’altro mortale.

A volte il fuoco che brucia svanisce leggermente e la relazione termina o continua all’infinito per inerzia, come l’auto che si muove senza la marcia inserita. Nella migliore delle relazioni, la coppia impara a prendersi cura di questo fuoco, usandolo abilmente per il calore, la tolleranza, la stima e il rispetto; per loro, il fuoco del romanticismo diventa qualcosa che serve ad andare avanti piuttosto che sorreggere le persone dalle paure individuali.

Durante le mie ore da voyeur, come se fossi un’osservatore ornitologico di volatili, mi sono trovato davanti a due estremi: persone che non riescono in nessun modo ad intraprendere una relazione e persone che non possono fare a meno di stare all’interno di una relazione. Aggrapparsi ostinatamente ad una persona, perché sarebbe difficile rimanere soli, è un modo insolito di amare. Così come lo è il serbare affetto solo ad animali, piante o minerali.

Ho ascoltato per due anni un mio collega affermare cose di questo tipo: “Mi dà solo dispiaceri, è egoista, crede sempre che la stia trascurando, facendo un bilancio è più lo stress che la gioia che provo quando sto con lei”. Eppure, è rimasto in coppia per diversi anni. Ho poi ascoltato le confessione di un mio amico durante un viaggio di Ferragosto in cui affermava di aver consumato il suo cazzo a furia di scopare una ragazza diversa ogni settimana.

Pensa a come si amavano i tuoi genitori

Tutti noi abbiamo imparato ad amare, o a relazionarci con le altre persone, attraverso i comportamenti dei nostri genitori. Siamo naturalmente portati a replicare i modelli familiari che abbiamo osservato quando eravamo piccoli, quando usavamo i nostri organi sessuali soltanto per urinare. Questo è uno dei motivi per cui numerosi psicologi, di fronte a un problema emozionale, chiedono al paziente di turno “sai dirmi un episodio simile che hai vissuto in passato?”, sapendo che spesso si farà riferimento ad una situazione familiare.

Il “vero amore”, preso in esame come tematica da illustri ricercatori come John Gottman, sembra essere basato sul compromesso e sull’accettazione.

Cosa vuol dire? Che se hai una grossa ferita emotiva che ti trascini dietro da anni probabilmente, nel tentativo di ricreare continuamente schemi familiari, non otterrai mai quello che realmente vuoi dal tuo partner e la tua ferita non potrà mai cicatrizzarsi.

Qui di seguito ho elencato tre modi per scoprire se ci sono i presupposti per una buona relazione, durevole e senza troppi piatti sbattuti contro le pareti.

Lasciare irrisolti alcuni conflitti

Lo studioso che ho citato, John Gottman, è un po’ come il Michael Jordan della ricerca sulle relazioni. Non solo ha studiato relazioni intime per oltre quarant’anni, ma ha praticamente inventato un campo di ricerca del tutto nuovo.

Gottman ha ideato il processo “thin-slicing”, una tecnica in cui “collega” le coppie a tutti i tipi di dispositivi biometrici e poi registra loro mentre fanno brevi conversazioni sui loro problemi. Gottman torna poi indietro e analizza la conversazione fotogramma per fotogramma guardando i dati biometrici, il linguaggio del corpo, la tonalità e le parole specifiche scelte. Combina infine tutti questi dati per prevedere se la relazione è passibile di matrimonio o invece fa schifo come quelle raccontate nei programmi di Barbara D’Urso.

Questo suo “test” vanta un sbalorditivo tasso di successo del 91% nel prevedere se la coppia di sposi divorzierà entro dieci anni, un risultato incredibilmente alto per qualsiasi ricerca psicologica. I seminari di Gottman riportano anche un tasso di successo superiore del 50% nel salvare matrimoni travagliati rispetto alla consulenza matrimoniale tradizionale. I suoi articoli di ricerca hanno vinto abbastanza premi accademici per riempire la regione Molise, in caso esistesse realmente.

Il punto è che, quando si tratta di capire cosa riesce a far funzionare le relazioni a lungo termine, John Gottman prima sogghignerà, poi ti sbatterà in faccia quello che scrive in tutti i suoi libri: l’idea che le coppie debbano comunicare e risolvere tutti i loro problemi è un mito.

Nella sua ricerca ha incontrato migliaia di coppie felicemente sposate, alcune delle quali lo sono state per oltre quarant’anni. Osservandole, ha scoperto che la maggior parte delle coppie di successo ha problemi irrisolti persistenti. Nel frattempo molte delle coppie poi separate hanno insistito per risolvere tutti i cazzi che passavano per la testa credendo nel mito che la coppia perfetta non dovesse avere nessun contrasto o discordia. Così facendo, però, hanno scoperto sulla loro pelle che il movimento romantico-politico “Zero discordia” vuol dire “Zero possibilità di stare insieme”.

Le coppie di successo accettano e comprendono che alcuni conflitti sono inevitabili, che ci saranno sempre certe cose che non piacciono ai loro partner o cose con cui non sono d’accordo, e che questo va bene.

Non dovresti sentire il bisogno di cambiare qualcuno per amarlo. E non dovresti lasciare che alcuni disaccordi interferiscano con quella che altrimenti sarebbe una relazione felice e salutare.

La verità è che provare a risolvere un conflitto a volte può creare più problemi di quanti ne risolva. Alcune battaglie non valgono semplicemente la pena di essere combattute. E la strategia di relazione più ottimale è quella di “vivere e lasciar vivere”.

Avere attrazione per altre persone

Le nostre sceneggiature culturali scritte dal romanticismo includono un tipo di tirannia mentale: ogni pensiero lievemente emotivo o sessuale che non coinvolga il tuo partner equivale ad alto tradimento. Essere innamorati, in questo copione, diventa come un culto in cui dovresti prendere un sonnifero e anestetizzare tutti i tuoi istinti.

Per quanto vorremmo credere di avere occhi solo per il nostro partner, la biologia ci dice il contrario. Una volta superata la fase “luna di miele”, fatta di occhi fatati e ossitocina, l’elemento novità del nostro partner svanisce un po’, ed è normale. Sfortunatamente, la sessualità umana è parzialmente legata alla novità. Ho letto sui forum di persone sposate, o felicemente fidanzate, che si molti uomini ammettono di provare attrazione sessuale verso altre persone e per questo si sentono persone orribili e infedeli. Accettiamo questo amaro boccone: non solo troveremo persone più attraenti e interessanti allo stesso tempo, ma questa è un’inevitabilità biologica.

Ciò che non è inevitabile sono le tue scelte di agire con questa consapevolezza. La maggior parte di noi, il più delle volte, sceglie di non agire su questi pensieri che, come le onde, ci attraversano e ci lasciano con il nostro partner allo stesso modo in cui ci hanno trovati.

Tuttavia, questo fottutissimo silenzio innesca un senso di colpa nelle persone e molta gelosia irrazionale in altre. Le nostre sceneggiature culturali prevedono che, una volta che siamo innamorati, la storia che coinvolte amore e sessualità sia tutta lì. Se qualcuno flirta con noi e la cosa non ci dispiace, oppure se siamo sorpresi ad avere una fantasia sessuale, ci deve essere qualcosa di sbagliato in noi o nella nostra relazione.

Ma non è così. In effetti, è probabilmente più salutare lasciar affiorare questi sentimenti per poi lasciarli andare.

Quando sopprimi questi sentimenti, dai loro il potere su di te. Le persone che sopprimono questi impulsi sono quelle che alla fine cederanno e improvvisamente si troveranno con la segretaria nascosta nell’armadio di casa assieme alle scope senza avere la minima idea di come si sia arrivati a quel punto. Arrivando probabilmente a pentirsi profondamente dopo circa ventidue secondi dalla scoperta.

Guardare, pensare e fantasticare su persone attraenti è divertente. Questo non cambierà a causa del nostro stato di relazione su Facebook. E quando smorzi questi impulsi verso le altre persone, li inumidisci anche verso il tuo partner. Stai uccidendo una parte di te stesso che alla fine tornerà solo per danneggiare la tua relazione.

Quando incontri una bella donna dovresti essere contento, come farebbe qualsiasi uomo. Ma dovresti anche ricordarti perché, tra tutte le belle donne che tu abbia mai incontrato e frequentato, abbia scelto di stare con la tua donna. L’attrattiva è comune a tutti ma la vera intimità non lo è.

Quando ci impegniamo con una persona, non stiamo impegnando i nostri pensieri, sentimenti o percezioni. Ciò che controlliamo sono le nostre azioni. E ciò che serve per quella persona speciale sono le nostre azioni. Lascia che tutto il resto vada e venga, come inevitabilmente succederà.

Trascorrere del tempo a parte

E’ una situazione che non ti suonerà nuova: un uomo incontra la sua ragazza e smette di giocare a calcio e uscire con i suoi amici, o la donna che all’improvviso decide di amare tutti i fumetti e i videogiochi che piacciono al suo ragazzo anche se non sa come tenere correttamente il controller XBox. Abbiamo tutti quell’amico che misteriosamente ha cessato di esistere non appena sono entrati nella loro relazione. Ed è preoccupante, non solo per noi ma per loro.

Quando ci innamoriamo sviluppiamo credenze e desideri irrazionali. Uno di questi desideri è quello di permettere alle nostre vite di essere consumate dalla persona con cui siamo infatuati. Questo è fantastico. Inebriante come una striscia di cocaina. Ma è un cazzo di problema.

Consentire alla tua identità di essere consumato da una relazione romantica, cambiando il tuo modo di essere per avvicinarti alla persona che ami, vuol dire innanzitutto smettere di essere la persona di cui qualcuno si è innamorato.

È importante occasionalmente prendere una certa distanza dal tuo partner, affermare la tua indipendenza, mantenere alcuni hobby o interessi che sono solo tuoi. Hai degli amici separati. Fai un viaggio occasionale da qualche parte da solo. Ricorda che cosa ti ha fatto di te e che cosa ti ha attratto del tuo partner in primo luogo. Senza questo spazio, senza questo ossigeno da respirare, il fuoco tra voi due si spegnerà e ciò che una volta era scintilla diventerà solo attrito.

Bonus: accettare i difetti del tuo partner

Nel suo famoso libro L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera ha scritto che esistono due tipi di donnaioli: uomini che cercano la donna perfetta e non riescono mai a trovarla e poi ci sono gli uomini che si convincono che ogni donna che incontrano sia già perfetta.

Credo che questa osservazione si possa applicare non solo ai donnaioli, ma a chiunque si trovi costantemente in relazioni disfunzionali. Persone che cercano di rendere perfetto il loro partner “riparandoli” o cambiandoli. Oppure si illudono nel pensare che il loro partner sia già perfetto.

Tutto sommato, questo è un dato di fatto non così complicato come sembra. Analizziamolo: ogni persona ha difetti e imperfezioni. Nessuno ha una capacità così forte di cambiare un’altra persona. Pertanto: devi uscire con qualcuno che ha dei difetti con cui puoi convivere o persino apprezzare.

La domanda più pertinente che tu possa porti quando pensi al tuo amorevole partner è “come mi senti nel pensare i suoi difetti?”. Se accetti i suoi difetti, tipo la pulizia ossessiva, gli imbarazzanti segni di irriverenza sociale, l’uso di stupefacenti o il voto a un candidato razzista, allora è un segno di vera intimità (anche perché devi essere realmente innamorato per apprezzare qualcuno che vota la Lega).

Una delle migliori espressioni di questa idea venne da Platone sotto la forma del mito. Nel suo simposio, Platone scrisse che gli umani erano originariamente “androgini e interi”. Non c’erano uomini o donne. Non sentivano alcuna mancanza, nessuna incertezza, ed erano potenti, così potenti che si sollevarono e sfidarono gli dèi stessi.

Ciò costituiva un problema per gli dèi. Non volevano spazzare via completamente la razza umana in quanto non avrebbero avuto nessuno su cui dominare. Ma allo stesso tempo dovevano fare qualcosa per umiliare e distrarre l’umanità.

Quindi Zeus li divise a metà. Ha diviso ogni essere umano in un uomo e una donna e li ha condannati a trascorrere la loro breve esistenza mortale girovagando per il mondo in cerca della loro altra metà, la metà che li avrebbe fatti sentire di nuovo interi e potenti. E questa interezza non è venuta dall’incontro di due perfezioni, ma di due imperfezioni, di due imperfezioni che si sono completate e compensate reciprocamente.

Possono essere le nostre perfezioni che si attraggono l’un l’altro. Ma sono le nostre imperfezioni che decidono se stare insieme o no.

Peace

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