ragazzo guarda dalla finestra gli altri col cannocchiale

Il comico e scrittore americano Garrison Keillor creò in un suo racconto la città immaginaria chiamata Lake Wobegon. Questa magnifica località era descritta come un posto dove “tutte le donne sono forti, tutti gli uomini belli, e tutti i bambini al di sopra della media”. Per questo motivo, gli psicologi qualche volta utilizzano la frase “effetto Wobegon” per descrivere la tendenza comune a pensare se stessi come superiori agli altri nella lista di tratti della personalità desiderabili.

Una ricerca scientifica, di quelle che passano sempre sulla colonnina laterale di ogni buon quotidiano online, ha riportato un dato un po’ triste: il 94% dei docenti universitari pensa di essere un insegnante migliore dei propri colleghi, e il 90% dei guidatori pensa di essere più abile ed esperto degli altri. Anche le persone che hanno di recente causato incidenti pensano di essere guidatori al di sopra della media.

Non conosco i criteri precisi utilizzati per questa ricerca, e la mia pigrizia a stento mi consente di riportarne le percentuali giusto, ma sembra che le persone tendano a pensare di essere più simpatiche, più logiche, più popolari, più belle, più gentili, più affidabili, più sagge e più intelligenti degli altri. Cioè tutti, non sono Andrea Scanzi ma tutti!

Sempre sopra la media

Logicamente, se la percezione di noi stessi fosse accurata, solo la metà di tutta la popolazione direbbe di essere al di sopra della media, mentre l’altra metà ammetterebbe di esserne al di sotto. Chiaramente questo non succede mai. In pochi potrebbero accettare di essere nella media nella nostra società, così quasi tutti alterano la propria immagine in positivo, per lo meno quando si guardano allo specchio. La secolarizzazione, che ha tramutato le religioni monoteiste in religioni che adulano l’uomo, ha portato anche a questo bislacco comportamento.

Come potremmo spiegarci altrimenti tutti quei concorrenti delle trasmissioni televisive con talenti marginali che appaiono veramente scioccati quando vengono buttati fuori dallo show? Si potrebbe supporre che la tendenza a vedere se stessi come superiori e migliori degli altri si riscontri primariamente nelle culture individualistiche, come quella occidentale dove il farsi pubblicità da soli, o fare “personal branding”, è diventato un vero e proprio stile di vita.

Da quale altra cultura Muhammed Ali avrebbe tirato fuori la frase “Io sono il più grande. L’ho detto persino prima di sapere di esserlo”? Ma allora, mi dirai, nelle culture asiatiche più collettivistiche, dove la presunzione è disapprovata, le persone sono più modeste? La risposta è no. La maggior parte degli asiatici pensa di essere più modesto degli altri. Quella famosa ricerca di prima indica che tutte le persone si “autopotenziano” solo in quei tratti validi per la loro cultura. Laddove gli occidentali tendono a pensare di essere più indipendenti, autosufficienti, originali e grandi leader più della media, gli asiatici tendono a pensare di essere più cooperativi, rispettosi, umili, e che si sacrificano di più dei loro pari. “Sono più modesto di te!”. Cambia la storia, non il comportamento.

Non solo vediamo noi stessi migliori, vediamo anche gli altri peggiori. Gli psicologi usano il termine “confronto sociale verso il basso” per descrivere la tendenza a vedere gli altri in una luce negativa al fine di poterci sentire superiori nel confronto. Se cerco di indorare il mio ego, puoi essere sicuro che cercherò di annerire il tuo. “Certo che sei ricco, ma guarda che pelata c’hai in testa”.

Mors tua vita mea

Anche se molti di noi non arrivano al punto di tenere un diario dove segnano le sfighe altrui, è molto comune cercare i difetti e le debolezze degli altri per sentirci meglio con noi stessi. Perché altrimenti ci piacciono così tanto le foto delle star con il grasso che straborda dal costume, che sono vestite male o che hanno uno di quei giorni in cui i capelli gli stanno malissimo?

Questo approccio, in cui gratifichiamo l’ego per qualche momento, ha dei seri inconvenienti. Quando vediamo sempre il peggio negli altri, la nostra percezione diventa oscurata dalla nuvola nera della negatività. I nostri pensieri diventano malevoli e vanno a costruire il mondo mentale in cui poi viviamo. Il confronto sociale verso il basso ci danneggia piuttosto che aiutarci. Sminuire gli altri per gonfiare noi stessi è come prendersi a pugni, perché crea e mantiene lo stato di sconnessione e isolamento che in realtà vogliamo evitare.

L’atteggiamento “mors tua vita mea” è uno dei tanti modi che utilizziamo per stordirci in caso fossimo feriti o semplicemente bisognevoli di amore. E’ accettato dalla società e non trasgredisce nessuna regola della narrazione. Un blogger americano afferma che i social siano diventati le nuove sigarette: i like non sono altro una serie potenziale di approvazioni  che gonfiano il nostro ego.

Vederti per quello che sei

Molte persone pensano di essere al di sopra della media rispetto a tratti della personalità che la società ritiene validi, come essere più socievole, più intelligente, più attraente della media. Questa tendenza ci fa sentire meglio con noi stessi, ma ci porta anche a sentirci più storditi e sconnessi dagli albi. Questo esercizio è studiato per aiutare a vedere noi stessi in maniera eco-sostenibile, più esattamente come siamo. Tutte le persone hanno dei tratti culturalmente validi che possono essere considerali superiori alla media, alcuni tratti nella media, e altri sotto la media. Possiamo accettare questa realtà con gentilezza ed equanimità?

Scrivi cinque tratti culturalmente validi per cui sei superiore alla media.

Poi scrivi cinque tratti culturalmente validi per cui sei nella media.

Infine scrivi cinque tratti culturalmente validi per cui sei al di sotto della media.

Considera la gamma completa dei tratti scritti sopra. Puoi accettare tutte queste sfaccettature di te stesso?

In caso tu non riesca ad accettare tutte le caratteristiche che ti pongono sotto la media, rileggile e pensa a come ti senti. Parlane con una persona fidata per capire meglio cosa possa aver causato nel tuo passato questa “mancata accettazione”.

Essere umano non significa essere meglio degli altri. Essere umano significa comprendere la gamma completa dell’esperienza umana, il positivo, il negativo e il neutro. Essere umano significa che sei nella media in molti modi. Puoi celebrare l’esperienza di essere vivo su questo pianeta in tutta la sua complessità e meraviglia?

Un abbraccio, peace!

Leggi gratis contenuti esclusivi

Iscriviti al blog