città di parigi vista dall'alto

Cinquecento anni fa i dottori credevano che incidere il braccio di una persona, o farla sanguinare da qualche parte, potesse curarla. Gli scienziati credevano che il fuoco fosse composto da una sostanza chiamata flogisto. Gli astronomi credevano che il sole girasse interno alla Terra. Le donne credevano che spalmarsi sul volto urina di cane avesse un effetto antinvecchiamento.

Quante di queste cose, all’epoca ritenute di indubbia solidità filosofia e scientifica, oggi si possono ritenere “vere”?

La cosa strana chiamata verità

Ognuno di noi coltiva un’insana riverenza nei confronti della verità. Tutte le azioni umane dovrebbero tendere verso di lei, tutte le campagne, gli studi e le strategie dovrebbero fare in modo che sia sempre lei, la verità, a riaffiorare. Siamo in grado di dire che esista una verità sopravvissuta fino ai giorni nostri a partire dalla Preistoria? Intendo dire qualcosa che nei secoli non è mutata.

Poche cose sono rimaste tali, ad esempio sappiamo che il sole sorge e tramonta ogni giorno, almeno fin quando non decide di bombardarlo la Corea del Nord. Queste cose noi siamo solite chiamarle “verità”. Sappiamo anche però che la storia umana si regge sulle storie e sulle narrazioni. Chiamale, se vuoi, finzioni.

Alcuni credono che la verità trasmetta potere: se alcuni leader religioni o politici rappresentassero la realtà in modo errato, finirebbero per perdere contro i rivali. Quindi attaccare spiattellando in faccia la verità è la migliore strategia per ottenere potere. Ne sei davvero certo?

Sfortunatamente, questo è solo un mito perché la realtà canta un’altra messa. La verità e il potere hanno una relazione complessa: la natura multiforme del potere e della verità si traduce nel fatto curioso che noi umani conosciamo molte più verità di qualsiasi altro animale, ma crediamo anche in tante altre storie che non necessariamente affondano le radici nei dati di fatto.

Gli scoiattoli non sanno che l’universo ha circa 13,8 miliardi di anni e che il DNA è fatto di citosina, guanina, adenina e timina. D’altra parte, gli scoiattoli non credono nelle narrazioni mitologiche che hanno incarnato i valori per innumerevoli individui per migliaia di anni. Nessuno scoiattolo afgano, anche il più audace, sarebbe stato disposto a schiantare un aeroplano nel World Trade Center nella speranza di essere ricompensato con 72 scoiattoline vergini nell’aldilà.

I tre motivi per cui la finzione vince

Quando si tratta di unire le persone attorno a una storia comune, la finzione gode di tre incredibili vantaggi rispetto a quella che scientificamente siamo abituati a chiamare “verità”.

Primo, mentre la verità dovrebbe essere universalmente riconosciuta, le storie tendono ad essere “locali”. Se vuoi distinguere la tua tribù dagli stranieri, una storia servirà come un segno di identità migliore rispetto a una narrazione fondata su noiosi dati di fatto. Per esempio, poniamo che tu ti metta a insegnare ai tuoi membri tribali che “il sole sorge ad est e tramonta ad ovest” (sì, ho scelto volutamente una schifezza di mito): se incontri qualcuno per la strada e quella persona ti dice che il sole sorge a est, potrebbe indicare che è un membro leale della tua tribù, ma potrebbe anche indicare che è una persona straniera che con la sua intelligenza ha raggiunto la stessa conclusione indipendentemente dalla tua tribù.

Per questo motivo è meglio insegnare al tuo popolo che “il sole è l’occhio di una rana mastodontica che ogni giorno salta attraverso il cielo”. Con questa storia pochi stranieri, per quanto intelligenti o creativi, arriveranno a concepire questa idea originale pronta da divulgare e tramandare alle successive generazioni.

Il secondo enorme vantaggio della finzione ha a che fare con il principio dell’handicap. Questo principio della comunicazione afferma che il segnale emesso da un animale è tanto più attendibile quanto più appare evidente lo sforzo (o handicap) nell’emetterlo. Secondo questa ipotesi, ciò non permetterebbe con facilità di falsificare un segnale. Ad esempio, i pavoni maschi segnalano la loro propensione sessuale ai partner femminili esibendo una grossa coda colorata. Questo è un segnale affidabile, perché la coda è pesante, ingombrante e attrae i predatori. Un bel rischio insomma. Solo un pavone veramente in forma può sopravvivere nonostante questo handicap. Qualcosa di simile accade con le storie.

Se la lealtà politica viene segnalata credendo in una storia vera, chiunque può fingere. Ma credere storie fuori dal comune e stravaganti esige un costo maggiore, ed è quindi un segnale migliore di lealtà. Se credi al tuo capo solo quando ti dice la verità su asettici numeri, entrate ed uscite, quale tipo di sentimento ti spingerà a seguire i suoi valori? Al contrario, se credi al tuo capo anche quando costruisce castelli in aria (e non ti rompe le palle) allora è diverso. I capi astuti potrebbero deliberatamente raccontare cose grottesche come modo per distinguere devoti affidabili da sostenitori momentanei.

Terzo motivo: la verità è spesso dolorosa e inquietante oltre che, mi dispiace dirlo, fottutamente noiosa. Se ti attieni alla pura verità, poche persone ti seguiranno. Un candidato che spiega per filo e per segno in che situazione economica versa l’Italia, dicendo tutta la verità e nient’altro che la verità, ha una garanzia del 100% di perdere le elezioni.

Costi a lungo termine

Qualcuno, di fronte il mio ragionamento, potrebbe obiettare che i costi a lungo termine delle storie superino i vantaggi a breve termine nella coesione sociale. Se tutti gli individui prendono l’abitudine di credere a finzioni assurde si rischia di prendere decisioni economiche sbagliate, adottando strategie militari controproducenti e fallendo nello sviluppo di tecnologie efficaci.

Tuttavia mi sembra che ciò accada occasionalmente, non è una regola universale. Persino i fanatici e i fan più estremi possono spesso compartimentare la loro irrazionalità in modo da ritenerle insensate in alcuni campi, pur essendo eminentemente “razionali” negli altri.

Pensa per esempio ai nazisti. La teoria razziale era una pseudoscienza senza alcun fondamento. Sebbene cercassero di rafforzarlo con prove scientifiche, i nazisti dovettero comunque mettere a tacere le loro facoltà razionali per sviluppare una credenza abbastanza forte da giustificare l’uccisione di milioni di persone. Tuttavia, quando venne il momento di progettare camere a gas e di preparare gli orari per i treni di Auschwitz, la razionalità nazista emerse dal suo nascondiglio intatto.

Ciò che è vero per i nazisti è vero per molti altri gruppi fanatici della storia. Fa riflettere il fatto che la rivoluzione scientifica abbia avuto inizio nella cultura più fanatica del mondo. L’Europa ai tempi di Colombo, Copernico e Newton aveva una delle più alte concentrazioni di estremisti religiosi nella storia e il più basso livello di tolleranza.

Sembra che lo stesso Newton abbia trascorso più tempo a cercare messaggi segreti nella Bibbia che a decifrare le leggi della fisica. I luminari della rivoluzione scientifica vivevano in una società che espelleva ebrei e musulmani, bruciava gli eretici, vedeva una strega in ogni donna anziana che amava i gatti e iniziava una guerra religiosa ogni luna piena.

Se tu avessi viaggiato al Cairo o Istanbul circa 400 anni fa, avresti trovato una metropoli multiculturale e tollerante dove sunniti, sciiti, cristiani ortodossi, cattolici, armeni, copti, ebrei e persino gli indù occasionali vivevano fianco a fianco in relativa armonia. Malgrado avessero la loro parte di disaccordi e rivolte, e malgrado l’Impero ottomano discriminava regolarmente le persone per motivi religiosi, era un paradiso liberale rispetto all’Europa occidentale.

Se avessi poi navigato verso la Parigi o Londra contemporanea, avresti trovato città inondate di bigottismo religioso, in cui potevano vivere solo quelli appartenenti alla setta dominante. A Londra hanno ucciso i cattolici; a Parigi hanno ucciso i protestanti; gli ebrei erano stati a lungo cacciati; e nessuno aveva mai pensato di lasciare entrare qualche musulmano. Eppure la rivoluzione scientifica ebbe inizio a Londra e Parigi piuttosto che al Cairo o ad Istanbul.

Il racconto avrà sempre la meglio

Anche se abbiamo bisogno di pagare un prezzo per disattivare le nostre facoltà razionali, i vantaggi di una maggiore coesione sociale sono spesso così grandi che i racconti di finzione trionfano abitualmente sulle verità più durevoli.

Gli studiosi lo sanno da migliaia di anni, motivo per cui spesso si sono trovati a decidere se tra la verità e l’armonia sociale. Dovrebbero mirare a unire le persone facendo in modo che tutti credano nella stessa finzione o dovrebbero far sapere alla gente la verità anche a prezzo di una disunione? Socrate scelse la verità e fu giustiziato. I più potenti istituti accademici della storia, siano essi preti cristiani, mandarini confuciani o ideologi comunisti, hanno posto l’unità al di sopra della verità. Ecco perché erano così potenti.

Salut!

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