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Psicologia Relazioni e Seduzione

Cosa vuol dire “amare troppo”

23 Giugno 2018
due che si baciano in una prateria, relazione intensa

Sant’Agostino diceva “Ama e fa ciò che vuoi”. Pensiero carino, no? Peccato che nella cultura moderna ci sia un diffuso equivoco che porta spesso a confondere dei schifosissimi problemi di dipendenza affettiva con l’amore.

Colmare un vuoto con la parola amore

E’ una convinzione errata contro la quale psichiatri e psicologi si dannano e combattono di continuo, quella che vedrebbe la dipendenza affettiva, vista dall’esterno in maniera “romantica”, come vero e unico amore. Gli effetti più drammatici di questa concezione si riscontrano in quegli individui che tentano/minacciano di uccidersi o cadono nella più nera depressione per essere stati respinti o abbandonati dalla persona amata. Queste persone dicono “non posso vivere senza mio marito, lo amo troppo”. Se provassi a dire loro “cara mia, vedi che ti sbagli, tu non ami tuo marito” mi sentirei certamente rispondere qualcosa del tipo “ma che cazzo dici? Ti ho appena detto che non posso vivere senza di lui!”.

Purtroppo non è facile far capire quello che intendo, e cioè che quel di cui parla questa tizia è parassitismo, non amore. Cari occhioni gonfi, se per sopravvivere hai bisogno della presenza di un’altra persona, allora sei un parassita di quella persona. Ti stai appoggiando a lui per colmare un vuoto emotivo. Se non rivolvi i problemi col tuo passato non potrai mai sperimentare quello che io chiamo “amore sano”. Il tuo stare insieme a un’altra persona non nasce dall’amore ma dalla necessità. Amare significa anche esercitare una libera scelta. Due persone si amano solo quando sono in grado di vivere anche senza l’altra ma scelgono, ripeto “scelgono”, di vivere insieme.

Chi sono le persone che amano troppo

Ammettiamolo. Tutti noi, senza eccezioni anche se ci rifiutiamo di ammetterlo, vorremmo essere trattati come bambini, nutriti e accuditi da persone più forti che abbiano a cuore il nostro benessere. Anche se siamo persone forti, adulte e responsabili, guardando bene dentro noi stessi vorremmo tanto che, almeno una volta ogni tanto, qualcun altro si prenda cura di noi.

Anche se adulti e maturi, rimane in noi un’impronta del desiderio ancestrale: avere accanto per tutta la vita una figura paterna o materna. Ma nella maggior parte dei casi non si tratta di un desiderio prepotente da influire sulla nostra vita. Se interferisce nella nostra vita e ci rende infelici allora stiamo messi davvero male, cazzo. Vorrebbe dire che non si tratta di un semplice bisogno di affetto , vuol dire che siamo vittime di una vera e propria dipendenza.

Le persone che amano troppo, spesso associate nella letteratura scientifica al disturbo di personalità borderline, sono talmente occupate a cercare di farsi amare che non resta loro alcuna energia per amare realmente. Sono come dei tizi affamati che rubacchiano il cibo dove possono e non ne hanno quindi da dare agli altri. E’ come se dentro di loro ci fosse un vuoto, un abisso senza fondo che non riescono mai a riempire completamente. Queste persone non si sentono mai del tutto realizzate e provano un costante senso di insoddisfazione. Non sopportano la solitudine. Non hanno chiaro il senso della propria identità e si identificano soltanto in relazione agli altri.

Forse zoccole, forse no

Conoscevo Laura, era una bella e giovane ragazza, 22enne con alle spalle una serie infinita di scopate e relazioni con uomini anche insignificanti, ad occhio meno intelligenti di lei. Passava da un fallito all’altro, da un festaiolo a un un drogato. Ero convinto che ciò era dovuto al fatto che lei non avesse la santa pazienza di aspettare l’uomo giusto o almeno di scegliere fra quelli disponibili al momento. Finita una relazione, entro 24 ore pescava al bar il primo che le capitava a tiro. Quando la incontravo in amicizia, data la mia forte curiosità, le domandavo delle sue turbolente relazioni.  Lei mi parlava sempre con entusiasmo del ragazzo di turno: “So benissimo che non ha un lavoro e beve troppo, ma ha molto talento e mi ama davvero. Sento che questa volta tutto andrà bene”.

Naturalmente tutto andava male, non soltanto perché Laura aveva fatto una scelta sbagliata ma perché si aggrappava subito a quell’uomo chiedendogli continue dimostrazioni d’affetto, appiccicandosi a lui, rifiutandosi di star sola e di coltivare la propria individualità. “E’ proprio perché lo amo tanto che non posso sopportare di stargli lontana” gli diceva, ma a un certo punto l’uomo si sentiva soffocato e preso in trappola da quello che lei chiamava “amore”. Scoppiava qualche sorta di litigio, si lasciavano e l’indomani lei ricominciava con un altro uomo. 

Non l’ho più risentita. Le ultime volte i suoi racconti erano diventati tanto monotoni da risultare sfiancanti, era come riascoltare lo stesso mp3 quaranta volte di fila.

Oggi, mi piace pensare che Laura abbia rotto questo circolo vizioso. Aveva delle grandi potenzialità, voglio sperare che abbia imparato ad apprezzare la propria intelligenza, a distinguere il proprio vuoto interiore e il desiderio di colmarlo dal vero amore, a capire che era proprio quel suo desiderio a spingerla a iniziare e portare avanti relazioni per lei deleterie.

Il partner come centro emotivo

Gli psicologi, nella diagnosi, usano definire queste persone “passivamente dipendenti” in quanto si preoccupano di ciò che gli altri possono fare per loro e mai di ciò che essi stessi potrebbero fare per gli altri. Se chiedi loro di parlare delle proprie aspirazioni, di esporre cioè i loro progetti e le loro speranze, tutti, sia pure con parole diverse, potrebbero rispondere “sposare qualcuno che mi voglia veramente bene e si prenda cura di me”. Pochi direbbero di voler trovare un lavoro interessante, creare un’opera d’arte, contribuire in qualche modo al benessere della comunità, amare una donna e avere dei figli. I loro sogni a occhi aperti escludono qualsiasi iniziativa da parte loro e prendono in considerazione soltanto situazioni passive. 

Se il tuo unico scopo nella vita è quello di essere amato, se il tuo centro emotivo è la tua donna o il tuo uomo allora non raggiungerai mai ciò che stai cercando. L’amore bisogna meritarselo, e colui che ama troppo, limitandosi a lasciarsi passivamente amare, non se ne renderà mai degno.

Con ciò non voglio dire che le persone dipendenti non facciano mai e mai niente per gli altri, ma che qualunque cosa facciano il loro scopo resta sempre quello di assicurarsi l’affetto e il sostegno altrui. Privi di questa motivazione, è per loro assai difficile “fare qualcosa”.

Questo articolo è parte del manuale “Cosa vuol dire amare troppo”. Continua la lettura iscrivendoti alla newsletter!

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