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Psicologia

Capire quali sono i tuoi valori in 3 mosse di consapevolezza

5 Maggio 2018
cipolla sbucciata dove si vedono più strati come la consapevolezza

Avere consapevolezza di se stessi è un po’ come sbucciare una cipolla. Qualsiasi cosa stai sentendo o provando, c’è sempre uno strato successivo che ti permette di provare emozioni diverse, fino a sguazzare nelle tue stesse lacrime. Più sbucci, più aumentano le probabilità che inizierai a sentirti a disagio nei momenti meno appropriati (“Sono io che ho detto questa cosa?”). Ho scritto ti come i tuoi valori ti guidano e ti fottono, ma l’unico modo per capire realmente quali sono i tuoi valori è la consapevolezza. E il viaggio non è affatto dei più comodi.

Capire le proprie emozioni

Il primo strato della consapevolezza riguarda la semplice comprensione delle emozioni. Non è così scontato come sembra. “In questo momento mi sento triste”, “Mi sento preso per il culo”. Purtroppo molte persone stanno messi male persino a questo livello di comprensione: sono pessime quando devono entrare in sintonia con quello che stanno provando e reagiscono come farebbe un australopiteco combinando guaio che portano dritti in carcere.

Capire da dove partono le emozioni

Il secondo livello di consapevolezza è la capacità di chiederti “come cazzo sia possibile” che tu stia provando certe emozioni. Questo dubbio non è facile da districare e spesso sono necessari mesi di psicoterapia per uscirne. Lo so perché sono uno di questi: mi capitava di piangere e di sentirmi umiliato senza capirne esattamente il motivo. Stabilivo la causa del mio dolore salvo poi scoprire che mi sbagliavo di grosso!

La domanda “come mai senti questa cazzo di emozione?” è fondamentale perché getta luce su ciò che consideri buono o cattivo. Come mai sei incazzato? Perché non riesci a ottenere quello che vuoi? Perché non credi di essere all’altezza? Questo livello di interrogazione aiuta a comprendere la causa ultima delle emozioni che ti schiacciano.

La domanda da porti è “qual è l’ultima volta che ho vissuto una situazione simile? Ricordo una reazione simile avuta nei rapporti con i miei genitori?”

Una volta compresa l’origine, idealmente potresti intervenire per cambiarla, ad esempio accettando una tua ferita antica ed evitando quindi di usare aggressioni all’arma bianca. Potresti farti aiutare da un professionista a ristabilire i rapporti che in passato hanno portato a costruire questa tua difesa contro situazioni particolari. Difesa che prende sembianze diverse e puntualmente ritorna in te quando si ripresenta la situazione originaria: lamentele continue contro gli altri e contro il mondo, reazioni assurde e non equilibrate, ansia a fiotti.

Ma i livelli di consapevolezza non sono finiti. C’è un altro strato, ancora più profondo. Ed è ancora pieno di lacrime.

Capire i valori personali

Il terzo livello corrisponde ai nostri valori personali. “Come mai considero un perdente?” “Perché mi sento sempre insoddisfatto nonostante sti lavorando come desidero? “Qual’è lo stile di vita a cui mi sto ispirando?” “Qual è la persona che ho eletto mentore o guida spirituale?”

Questo livello può comprendere film con Al Pacino, santi, Gesù Cristo, traumi infantili, genitori e vicende che non hai mai raccontato a nessuno. E’ un livello che richiede uno sforzo d’interrogazione costante, incredibilmente difficile da raggiungere. Ma è importante, perché i valori determinano la natura dei problemi, e la natura dei problemi determina la qualità della vite. I valori sono come un tappeto che sottostà a tutto ciò che fai. Se quello a cui dai valore è della merda che si allontana molto dalla realtà che ti circonda, allora i pensieri, le emozioni e i sentimenti quotidiani saranno scombussolati. In fondo, tutto ciò che provi nei riguardi di una situazione si ricollega ai tuoi principi personali.

Purtroppo, la maggior parte delle persone non è capace di rispondere accuratamente a queste interrogazioni. Bhé certo, non lo ammetteranno, potranno dire di dare importanza ad alcuni valori come l’onestà e alla famiglia ma poi nella realtà li vedi fare affari con delinquenti e picchiare la moglie.

L’autoconsapevolezza non è per tutti

Molti life coach (qualsiasi cosa questa parola voglia significare) e guru del’auto-aiuto ignorano questo terzo livello, l’autoconsapevolezza profonda. Da loro fanno visita persone infelici e insoddisfatte della vita, che vogliono il successo, vogliono essere ricche e avere una bella moglie con cui stare bene. Cosa fanno allora i mental coach? Danno loro ogni tipo di consiglio su come fare soldi e approcciare una squinzia, ignorando del tutto importanti domande basate su quello in cui si crede (“come mai voglio diventare ricco?”)

Interrogarsi in maniera così onesta non è compito facile. Significa dare risposta a delle domande che possono farti sentire a disagio o far venir voglia di spaccare i soprammobili che hai di fianco. Una volta uno psicologo mi fece chiudere gli occhi e immaginare di pronunciare alcune frasi davanti al mio titolare. Ero delle frasi semplici, dove esprimevo quello che provavo i alcune situazioni lavorative, ma erano così potenti che incominciai a piangere come un cretino per tutto il carico di sofferenza che mi portavo dietro.

In base alla mia esperienza, se ti sentirai a disagio e stranito di fronte ad alcune domande vorrà dire che sei in trincea, e stai combattendo.

Esempi di consapevolezza

Prenditi un attimo e pensa a qualcosa che sti sta creando davvero problemi. Ora chiediti come mai te li sta creando. E’ facile che la risposta riguardi una brutta esperienza o un fallimento di qualche tipo. Non fermarti con le domande: chiediti ancora come mai sei convinto che quella che ricordi sia stata una brutta esperienza.

Un primo esempio tratto dalla mia vita:

“Mi sta sulle palle il tono con cui il mio capo d’ufficio si rivolge a me”

Come mai?

“Perché mi fa sentire poco rispettato”

Come mai pensi sia così?

“Perché, anche se ogni tanto faccio errori, credo facciano parte della natura umana e nell’azienda possono essere motivo di crescita piuttosto che di colpa”

Come mai il fatto che lui ti richiami brutalmente quando sbagli sembra un fallimento?

“Perché non si può lavorare con persone del genere”

Qui è emerso che il mio valore, forse giusto forse no, che in azienda bisognerebbe essere come compagni indulgenti.

E’ così che i valori emergono, che riaffiorano come una bottiglia sopra un ruscello. Nel posto di lavoro tutti dovrebbero andare d’accordo, è la cosa più normale che possa accadere.

Ma vediamo un’esempio diverso con un mio conoscente di nome Andrea:

“Sto incazzato”

Come mai?

“Perché quella stronza della mia fidanzata non mi manda nessun sms la mattina”

Come mai il fatto che lei sia a lavoro e non ti mandi un sms ti rende incazzato?

“Perché siamo fidanzati!”

Come mai l’essere fidanzati e non mandarsi sms la mattina dovrebbe essere un fallimento?

“Perché credo che se uno è fidanzato dovrebbe sentirsi anche la mattina, che cazzo!”

Come mai pensi sia così?

“Perché tra di noi dovremmo reggerci l’un l’altro!”

In questo scambio di battute è stato messo in chiaro quello in cui crede Andrea: essere fidanzati vuol dire reggersi a vicenda. Potente come strumento d’indagine, visto? E se Andrea stesse scegliendo un metro di giudizio sbagliato per la sua vita?

La sua fidanzata è certamente legata a lui, ma se stesse molto impegnata in ufficio la mattina? Forse vuole concentrarsi molto nelle prime ore del giorno perché si sente particolarmente produttiva. Forse a lei piace dedicare il suo tempo anche con le colleghe di lavoro. Ad ogni modo, non la vedo bene questa storia, eh.

Alcune situazioni, pur facendo esercizi di questo tipo, continueranno a farti del male e a darti fastidio. Potrai farci poco, se non scappare o combattere faccia a faccia. Ma almeno darai un significato a tutto ciò, che non ti farà reagire come un australopiteco.

Peace.

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