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Psicologia

5 motivi per cui i terapeuti dovrebbero conoscere gli psichedelici

12 Gennaio 2020
candela accesa per rituale psicoterapia

Dopo un vuoto storico-culturale, la ricerca nel campo della psicoterapia assistita con gli psichedelici sta nuovamente prendendo piede e nuovi sviluppi indicano l’incredibile potenziale che possiedono queste sostanze per la salute mentale, quando usate nei giusti contesti. Le implicazioni sono evidenti ma dato che in questo momento terapie “alternative” del genere si svolgono in piccoli progetti di ricerca o in contesti clandestini, la stragrande maggioranza degli psicologi e terapeuti ne è esclusa. Di seguito, ho elencato quelli che a mio avviso sono motivi validi per cui i terapeuti dovrebbero cominciare a studiare l’argomento senza necessariamente passare per hippie o drogati.

Ad un passo dalla medicina

E’ di qualche giorno fa la notizia del superamento della psilocibina, l’ingrediente principale dei funghi magici, nel primo test clinico sulla sicurezza per uso medico. Gli psichedelici sono quasi pronti per essere utilizzati come trattamenti per curare la dipendenza, i traumi psicologici e la depressione. E’ solo questione di tempo. La FDA ha messo “in verifica” l’MDMA e la psilocibina per la cura alla depressione resistente ai trattamenti classici (come farmaci antidepressivi).

Se sei uno psicoterapeuta, ti ritieni giovane o semplicemente curioso, vale la pena buttare un occhio a quanto stia succedendo.

Non c’è ancora una vera cultura

Leggendo gli articoli di cronaca, gli psichedelici sono ancora definiti “droghe”. Vengono, insomma, linguisticamente associati a roba che si consuma in discoteca o a stupefacenti come cocaina o eroina. Ciò fa pensare che non ci sia una vera cultura a riguardo. Conoscere il vero potenziale di questi composti (naturali o meno) e la loro storia culturale, è uno step importante per sapere cosa rispondere al paziente che ritornerà dicendoti che il Prozac non ha risolto nulla.

La prima azione che potrebbero intraprendere medici e professionisti del settore è rispondere alle domande crescenti su psichedelici abbandonando idee sbagliate e miti. Tra le idee sbagliate più comuni ci sono quelle legate ai rischi, spesso enfatizzati e imprecisi. Numerosi studi hanno scoperto che gli psichedelici sono associati a danni minori rispetto alla maggior parte degli altri tipi di sostanze come alcool e fumo. Inoltre, il Controlled substances act indica un basso potenziale di abuso e nessun rischio di avere dipendenza fisica. E’ altrettanto importante conoscere i rischi reali, che sono generalmente ben controllati nei protocolli di ricerca.

Eliminare la clandestinità

Alcune persone scelgono di assumere gli psichedelici da soli o in compagnia di una guida clandestina, con l’intenzione di lenire le proprie sofferenze mentali o emotive. Gli operatori di salute mentale dovrebbero sapere come discutere tali esperienze in modo chiaro ed equilibrato, esaminando i potenziali rischi e benefici, e includerli all’interno di un percorso terapeutico. Un approccio del genere ridurrebbe considerevolmente le conseguenze negative.

Così come si fa prima di partecipare a un’attività come il paracadutismo, dovrebbe essere posto lo stesso rilievo sulla conoscenza dei rischi e sulla scelta delle misure precauzionali. Misure che includono, a titolo esemplificativo e non esaustivo, lo screening per tracciare un profilo fisico e mentale, farmaci attualmente in uso, supporto psicologico durante e immediatamente dopo l’esperienza psichedelica.

Crescita spirituale

Una seconda minoranza di persone fanno uso della psichedelia all’interno di pratiche sciamaniche o spirituali, e dovrebbero avere accesso a un terapeuta che possa riconoscere e affermarne l’uso nello sviluppo spirituale. Questo utilizzo è coerente con gli studi di ricerca che affermando come gli psichedelici possano provocare esperienze mistiche. I pazienti spesso considerano queste tra le cinque esperienze spiritualmente più significative della loro esistenza.

Inoltre, la psichedelia per scopi spirituali è anche coerente con l’uso “indigeno” delle sostanze da almeno cinque mila anni, con lo scopo di accedere al mondo degli spiriti e di guarire da ferite emotive. Come per altre pratiche mistiche, l’obiettivo finale dell’esperienza psichedelica che abbiamo ereditato dal passato è acquisire nuova forza spirituale, o nuovi valori personali, entrando in un diverso stato di coscienza. Un terapeuta che comprenda la natura di queste esperienze può sostenere il paziente con sessioni che diano significato a ciò che si è vissuto, in modo da incentivare l’acquisizione di senso, incentivando la connessione con se stessi, con gli altri e con il mondo.

Un vero aiuto per i pazienti

Dimostrare conoscenza della materia pone le basi per una discussione equilibrata sui potenziali rischi e benefici, riducendo il tabù e i danni associati a essi. Gli psichedelici difficilmente riproducono lo stesso effetto sulla stessa persona giacché tendono ad amplificare qualsiasi cosa sia già in atto all’interno e all’esterno della sua testa. Per questo motivo le note condizioni del “set and setting” dovranno gradualmente essere create dal terapeuta, come un terreno di cultura dove il paziente potrà sentirsi sereno e libero di provare qualsiasi emozione. Sarà importante non essere soli quando la persone durante il “viaggio”, che siano esse depresse o ansiose, si troveranno ad affrontare senza mezzi termini i loro problemi più oscuri e reconditi.

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